Una delle distinzioni principali che riguardano l’illuminazione è senza dubbio quella tra luce dura e luce morbida. Si tratta di uno dei parametri più importanti da considerare per raggiungere il risultato finale che abbiamo in mente. Una certa parte delle possibilità artistiche e creative a disposizione del fotografo o del direttore della fotografia si gioca in questo ambito. Dunque, è d’obbligo conoscerne i fondamenti, sulla base dei quali si possono ottenere effetti anche diametralmente opposti.

Luce Dura

Quella solare diretta è la luce dura per eccellenza. Quando cade sul soggetto, crea ombre nette dai contorni ben definiti sia sul soggetto stesso sia alle sue spalle. Si tratta di un’illuminazione, quindi, molto forte e che risalta ogni particolare: vengono così evidenziati anche tutti i difetti di un volto, per esempio, come rughe, cicatrici e quant’altro.

Foto professionale Fresnel
1. Esempio di luce dura: il passaggio tra luce e ombra è netto

Luce Morbida

Con una luce più morbida, al contrario, avremo ombre meno decise, dai contorni più sfumati. Nel caso di un viso, quindi, ne smusserà i difetti. In altri termini, crea un effetto avvolgente attorno al soggetto, sul quale la transizione da luce a ombra nei diversi punti diventa quasi impercettibile.

Pannello soft light
1. Esempio di luce morbida: il passaggio dalla luce all’ombra è graduale

Distanza, dimensione e durezza

Quando parliamo di durezza della luce, evidentemente dobbiamo immaginare un continuum che va da un estremo all’altro. Ma non influisce solo la natura della sorgente luminosa: la dimensione di questa e la sua distanza dal soggetto illuminato concorrono alla definizione dei punti di passaggio tra luce e ombra.

Si prenda, come esempio, una fonte luminosa dura puntata su una modella: sul volto di lei avremo comunque una luce che mette dettagli in evidenza e crea ombre nette. Ma avvicinando la nostra sorgente al soggetto, ammorbidiremo l’ombra che questo proietta dietro di sè, mentre otterremo l’effetto contrario allontanando la sorgente, che così produrrà un’ombra molto più netta alle sue spalle.

Una variazione evidente tra luce morbida e dura l’abbiamo anche in base alle dimensioni della sorgente luminosa. Più piccola sarà la fonte di luce, più l’effetto sarà duro. All’aumentare delle sue dimensioni, invece, avremo una luce via via più morbida.

Per quanto riguarda le attrezzature, tipicamente i proiettori Fresnel (o fari) hanno una luce dura, in quanto assomigliano ad una sorgente puntiforme, mentre i pannelli e i softbox proiettano una luce morbida.

Luce diffusa e luce rimbalzata

Molto spesso i direttori della fotografia tendono a usare luci più morbide, perché così si rende un effetto più naturale. Per ammorbidire l’illuminazione abbiamo diverse opzioni. Una di queste è filtrare la luce con un diffusore che la propaga in tutte le direzioni. In questo modo, indipendentemente dalla grandezza della sorgente dietro al diffusore, l’ombra dietro al soggetto risulterà più morbida, così come la luce che cadrà sul soggetto stesso. È bene ricordare che se si utilizza un filtro o un diffusore davanti a una luce, questa perde di intensità ed è un fattore da misurare nel calcolo dell’esposizione (sulle confezioni di filtri e diffusori è sempre indicato il valore di compensazione dell’esposizione).

Per simulare una luce morbida, l’altra soluzione è farla rimbalzare contro un pannello riflettente o “bouncer” rivolto verso il soggetto. Questa è una tecnica molto utilizzata dai direttori della fotografia, perché la luce di rimbalzo su una superficie molto ampia tende a spargere la luce in maniera più uniforme e la superficie illuminata risulterà maggiore.

Aggiungiamo infine che, tipicamente, una luce “dura” riesce ad avere una gittata maggiore di una luce morbida, in termini di distanza alla quale riesce ad illuminare un soggetto. Infatti, in una luce dura (come ad esempio un faro Fresnel) i raggi luminosi sono approssimativamente paralleli tra di loro, e questo porta poter illuminare efficacemente anche soggetti distanti. Nel caso di una luce morbida invece (come ad esempio un pannello o un diffusore), i raggi luminosi si propagano in molte direzioni e, pertanto, la luminosità sul soggetto è ottimale solo a breve distanza.

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