Gli stili di illuminazione nel corso del tempo

Le persone percepiscono gli oggetti che le circondano in modo tridimensionale. Ma in realtà ciò che la gente vede è la luce che si riflette sugli oggetti.

Il nostro mondo è fatto di onde luminose che trasportano dati visivi. Questi vengono poi trasformati dal nostro cervello in oggetti ed emozioni. L’occhio umano è equivalente alla camera oscura: usa l’effetto della luce che passa attraverso un piccolo spazio (o iris) e forma un’immagine, i raggi di luce possono quindi essere visti come la realtà. Mentre la luce che passa attraverso gli occhi umani verrà tradotta dal nostro cervello in tridimensionale, l’immagine percepita dalla retina o dalla fotocamera è semplicemente bidimensionale.

eye light

Ci sono voluti anni per filmaker e cineasti per maturare la capacità e la tecnologia di manipolare l’illuminazione per ottenere immagini tridimensionali.

L’abilità umana di gestire la luce è iniziata con il fuoco: inizialmente, il fuoco era correlato alla protezione e al calore con la sua luce incandescente e calda che forniva un luogo per trasmettere e raccontare storie. Gli individui si riunivano attorno ad esso, la luce del fuoco era usata come unica risorsa per rimanere svegli e condividere storie prima che si esaurisse. Ma la luce del fuoco non era abbastanza per illuminare tutte le caratteristiche di spettacoli, recital teatrali e concerti. Gli eventi dipendevano inevitabilmente della luce naturale disponibile.

theatre lighting

Nel 1781 Laviosier, un chimico francese, progettò luci gestibili mettendo specchi su lanterne ad olio. Alcuni teatri iniziarono ad illuminare i loro set utilizzando queste basiche lanterne, tuttavia è stato solo con lo sviuppo della lanterna a gas che i teatri e auditorium potettero dotarsi di palcoscenici interni permanenti. In questi anni fu inventata la luce di Drummond (o limelight) che si diffuse molto velocemente. Lo sviluppo della tecnologia e dell’illuminotecnica ha migliorato notevolmente l’effetto di coinvolgimento delle persone nelle rappresentazioni sceniche; tuttavia, quando si iniziò la produzione di film nel 1888, le telecamere potevano ottenere un’esposizione adeguata solo se utilizzate sotto la luce esterna.

I primi set cinematografici, come ad esempio Black Maria dove l’operatore William Kennedy Laurie Dickson girò alcuni film per utilizzando il Kinetoscopio di Thomas Edison, avevano tetti a scomparsa per illuminare con luce naturale. L’illuminazione interna non fu popolare fino a quando le lampade ad arco di carbonio non furono utilizzati per la prima volta, nel 1912. Sfortunatamente, questi apparecchi non erano molto sicuri da usare, quindi nel 1927 le luci al tungsteno, più affidabili degli archi di carbonio, divennero la nuova tecnologia di illuminazione per set cinematografici e teatri.

Dalla nascita del cinema, con il passare del tempo, le macchine fotografiche, le tecnologie elettroniche e gli apparecchi per l’illuminazione sono notevolmente migliorati. Di pari passo l’illuminotecnica legata a ogni tipo di narrativa si è evoluta in modelli cinematografici; umorismo, drammaticità, mistero, amore, emozione…  vengono espressi oggi da registi e direttori della fotografia con sapiente uso di luci e corpi illuminanti.

Parlando di luci cinematografiche, riportiamo una frase significativa di Gianfranco Bettetini (famoso regista, semiologo, critico televisivo, critico cinematografico e sceneggiatore): “si potrebbe dire che l’abilità tecnica e l’efficacia espressiva di un lavoro di regista o di un cameraman si rivela soprattutto nell’illuminazione”.

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